Venezia - dal 26/05/2016 al 31/08/2016

 

LE SPOSE DEL MARE di Roberto Kusterle
dal 26 maggio al 31 agosto 2016 al Caffè Florian di Venezia

Dal 26 maggio al 31 agosto 2016 il Caffè Florian di Venezia – lo storico locale di Piazza San Marco dove, a fine ‘800, da un’idea dell’allora sindaco Riccardo Selvatico nacque la Biennale – ospiterà le Spose del mare, un’installazione fotografica di Roberto Kusterle. Da quasi trent’anni, in concomitanza con la Biennale Arti Visive e la Biennale Architettura, un artista viene invitato a reinterpretare le sale dello storico Caffè con un’installazione appositamente creata. Quest’anno l’artista è Roberto Kusterle che usa la fotografia come strumento per condurci con le sue “donne conchiglia” attraverso un viaggio onirico alla scoperta del mito di Venezia, del suo essere nata dal mare, del suo legame indissolubile con l’Adriatico. La mostra è a cura di Stefano Stipitivich.   (fonte)

 

CAFFE' FLORIAN

Piazza San Marco
+39 0415205641

Vernissage:
26/05/2016 - ore 19-21 solo su invito
Genere:
fotografia, personale
Autori:
Roberto Kusterle
 
 

 

 

Genova  Settembre 2016 - Febbraio 2017

 

A cura di Matthias Harder

Duecento delle fotografie comparse nei primi, leggendari volumi pubblicati da Helmut Newton. Nel volume White Women (1976), il fotografo porta il nudo nell’estetica fashion, ottenendo immagini così sorprendenti e provocatorie da rivoluzionare il concetto stesso di fotografia di moda, fino a farsi testimonianza della trasformazione del ruolo della donna nella società occidentale.

Anche Sleepless Nights (1979) si incentra sul tema delle donne, sui loro corpi e sugli abiti che indossano, trasformando però progressivamente le immagini da foto di moda a ritratti e da ritratti a reportage di cronaca. È un volume a carattere retrospettivo che raccoglie in un’unica pubblicazione i lavori realizzati da Newton per diversi magazine (Vogue tra tutti) ed è quello che definisce il suo stile rendendolo un’icona della fashion photography.

Ma è con la pubblicazione di Big Nudes (1981) che Newton raggiunge il ruolo di protagonista nella fotografia del secondo Novecento. Le sue modelle vengono ritratte sistematica- mente fuori dallo studio, in strada, spesso in attegiamenti sensuali, a suggerire un uso della fotografia di moda come puro pretesto per realizzare qualcosa di totalmente differente e molto personale.

In collaborazione con la Fondazione Helmut Newton di Berlino. 

 

Palazzo Ducale

Piazza Matteotti 9,
16123 Genova (GE)
Italia

Tel. +39 010 8171600/663
Fax +39 010 8171601

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A cura di Matthias Harder

 

PAOLO CAPPELLI & MAURIZIO CRISCUOLO
STUDIO F64

 

E.S.T. – EXTREME SOCIAL TREATMENT
11 giugno – 19 settembre 2015

E.videnza, S.peranza, T.ransito
di Diana Gianquitto

Incombente, sovrastante, immersiva: urbs-Leviatano di ambivalente lettura, fagocitante o magneticamente seduttiva, rispettivamente di espressionista o futurista memoria, la città che sale e corre piomba con violenza nell’ambiente controllato delle quattro pareti.
Ma lo sfondamento spaziale delle gigantografie di Paolo Cappelli e Maurizio Criscuolo, lungi dall’essere decorativo gioco di trompe-l’oeil, è finestra di consapevolezza e confronto ineludibile sul e col reale, analisi e denuncia lucide sui risultati della mala gestione politica e sociale dell’architettura nel tempo. Fedeli al rigore scientifico e conoscitivo che da sempre ne anima l’approccio al mezzo fotografico, gli artisti rendono l’obiettivo affilato strumento di indagine e l’esito, in una sorta di positivistico sperimentalismo alla Zola, esperimento di ricostruzione laboratoriale della realtà per investigare devastazioni ed effetti di ogni scempio architettonico e urbanistico. L’austerità, il “ritorno all’ordine” visivo e nitore assoluto di linee, piani, luci, spazi e monocromo corrispondono con esattezza all’esigenza di addivenire a un fedele report del reale scevro di orpelli deformanti e capace di far erompere, quasi persone, le architetture. Di “riportare”, come dichiarato dagli stessi artisti, “alla bidimensionalità quella che era l’idea originaria dell’architetto, per 
eternarla nel tempo”, ripristinandone gli originali valori di struttura, visione e concetto e sanando, attraverso il ripulimento di uno sguardo fotografico essenzializzante, le inevitabili compromissioni insite in ogni trasposizione tridimensionale e vissuto d’uso.

 

I pannelli fotografici in tal modo sviluppano una tensione verso il voler divenire quasi astratti oggetti minimal, presentanti più che rappresentanti il dato concreto. Ed è qui che interviene la frattura della continuità, ad astrarre ancor maggiormente le linee in geometria – aggiungendo oltretutto nuove linee e geometrie reali a quelle distillate dai paesaggi – e la narrazione diacronica in acronica idea. Le cesure assolutizzano, evidenziano il tessuto cartesiano, instillano modularità che accentua il carattere di pannello-oggetto. Allo stesso tempo, però, le fratture introducono nell’infilata senza scampo dell’ineludibile e gigante realismo una boccata di fiato, una breve tregua dalla riconoscibilità, lo spazio per un’inferenza: quel bianco apre all’immaginativo e si fa cerniera tra due mondi, quello sconsolato del reale e quello diverso dell’ipotizzato o, più che mai in questo caso, sperato.
Quasi trittico medievale, il sezionamento ospita la sacralità della consapevolezza del vero, ma soprattutto della speranza di poterne fare qualcosa di migliore, impaginando il Centro Direzionale di Napoli, cerniera a sua volta tra incuria e cura, irrisolvibile dilemma tra apprezzabile esperimento architettonico e scempio paesaggistico. Nella geometrizzazione degli artisti, il triangolo disegnato dalle direttrici delle strade, memore i manifesti costruttivisti russi, diviene freccia simbolica di veloce movimento ambivalente tra costruzione e distruzione. Impeccabile anche la strutturazione in verticale, tripartita e con l’elemento naturale – significativamente – relegato nel terzo superiore, con le materne linee curve del vulcano specchiate e ribaltate, in compiacente o soffocante simbiosi, nell’altra “montagna artificiale” dei grattacieli.
In transito tra evidenza e speranza, osservando l’ambivalenza dell’episodio architettonico e, più ampiamente, del protocollo di estrema terapia sociale – non si sa quanto migliore del male – in cui esso si inserisce, agli artisti non resta che porsi in muta registrazione davanti all’impietosa finestra sul reale o, nella migliore delle ipotesi, in speranzosa contemplazione innanzi al trittico di una speranza in nome della quale accendere il voto della consapevolezza.   (fonte)

 Napoli - dal 11/06/2015 al 19/09/2015

SPAZIO KROMÌA

 Diodato Lioy 11 80134 
+39 08119569381

sito web 

 

Vernissage:

11/06/2015 - ore 19

Genere:

fotografia, personale

Autori:

Paolo Cappelli Maurizio Criscuolo

Note:

Testo critico di Diana Gianquitto

 

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